2018 Market Outlook from a Multiasset perspective

L’outlookmacroeconomicodei prossimi mesi è decisamente positivo; la crescita globale sarà molto buonae soprattuttosarà diffusa tra tutti i principali paesi,sia sviluppati sia emergenti, senza che il motore dello sviluppo sia affidato ai soli Stati Uniti o alla Cina.Inoltre, non saranno solo i consumi a crescere, ma stiamo finalmente assistendo anche alla ripresa degli investimenti e ciò consente di sperare in un imminente miglioramento del livello produttività.

Un possibile fattore di rischio è rappresentato dall’economia cinese, impegnata in una difficile transizione da uno sviluppo trainato dagli investimenti in beni capitali ad un’economia più orientata ai consumi. Quanto agli Stati Uniti il punto di maggiore attenzione riguarda l’eventuale riforma fiscale, le cui proporzioni dipendono dall’esito delle discussioni,ora in atto,tra amministrazione Trump e parlamento. In ogni caso, lo stimolo fiscale non dovrebbe essere tale da provocare un surriscaldamento dell’economia,ma esso potrebbe servire ad estendere nel tempo il ciclo economico americano, già molto maturo.

In questo contesto favorevole, i mercati azionari potrebbero essere sospinti al rialzo da una robusta crescita degli utili. L’ottimismo deve però essere smorzato dalla consapevolezza che i titoli azionari sono oggi correttamente valutati e che molte delle buone notizie economiche sono già nei prezzi.

Un occhio di attenzione merita il mercato azionario italiano che, superati molti dei problemi del sistema finanziario che lo avevano zavorrato in passato, potrebbe ripetere le buone performances fatte registrare quest’anno.

Quanto alle obbligazioni governative è necessario essere prudenti;  tassi molto bassi o addirittura negativi e buon contesto di crescita economica puntano entrambi nella direzione di rendimenti obbligazionari poco soddisfacenti. D’altra parte però non ci aspettiamo una violenta accelerazione inflazionistica che comporterebbe  politiche monetarie molto più restrittive. Infatti le analisi più attente mostrano che l’inflazione attuale non è lontana dal suo livello teorico: la crescita degli ultimi anni ha assorbito la capacità in eccesso che si era prodotta in seguito alla crisi del 2008, ma non ha ancora creato un output gap positivo, necessario per livelli di inflazione significativamente più elevati rispetto a quelli attuali.Quanto al caso americano è vero che il tasso di disoccupazione è oggi molto contenuto, ma un rilancio della produttività e un aumento del tasso di partecipazione alla forza lavoro, oggi molto basso, potrebbero esercitare un freno significativo all’incremento delle pressioni inflazionistiche. Anche dal settore energetico non dovrebbero arrivare forti stimoli alla crescita dei prezzi; infatti per il petrolio ci attendiamoun proseguimento dell’andamento laterale che lo ha caratterizzato nell’ultimo anno e mezzo. I tagli alla produzione dell’OPEC e  il buon livello della domanda mondiale ne limitano i ribassi, gli aumenti potenziali di produzione dei pozzi americani, che sicuramente avverrebbero se il petrolio superasse stabilmente i 60$,riducono lo spazio per rialzi significativi.

Matteo Campi – Head of Active Managed of Arca Fondi SGR

 

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