IL TERMOMETRO DEI MERCATI: EUROPA E USA

A dieci anni dall’inizio della Grande Crisi Finanziaria i mercati azionari sembrano godere di un eccezionale stato di salute. La crescita economica internazionale è forte e coordinata, le politiche monetarie continuano ad essere espansive, le pressioni salariali sono contenute e i ricavi e gli utili aziendali restano in crescita. Tutti questi fattori si sono tradotti in andamenti rialzisti degli indici di borsa e livelli di volatilità vicini ai minimi storici. 

Nonostante questo scenario estremamente favorevole, avvicinarsi oggi all’investimento azionario non risulta semplice. Dal 2009 i mercati sviluppati hanno infatti fatto segnare otto anni di rialzi pressoché ininterrotti e tale dinamica ha inevitabilmente spinto le valutazioni dei principali mercati al di sopra delle medie storiche, generando dubbi in merito all’ulteriore potenziale del comparto azionario.

A tal riguardo l’attenzione degli operatori si concentra sui mercati americano ed europeo, che appaiono particolarmente penalizzati da metriche quali il rapporto tra prezzo e valore di libro  (Price to Book) o lo Shiller PE (anche noto come CyclicallyAdjusted Price Earning), che rappresenta un indicatore molto usato per valutare le prospettive di medio/lungo termine dei mercati. Tali considerazioni sembrano tuttavia distorte nell’attuale contesto: da un lato il peso crescente dei settori IT, e dei servizi in generale, ha creato una forte discontinuità nell’ambito delle valutazioni legate al Price to Book, dall’altro la dinamica del CAPE risulta in gran parte dovuta alle modalità di calcolo dell’indicatore che, basandosi su una media degli utili a 10 anni, risente in modo crescente dell’impatto della Grande Crisi Finanziaria via via che i dati (relativamente buoni) dell’anno 2007 vengono scartati.

In complesso le valutazioni dei principali mercati azionari sviluppati non appaiono quindi sufficientemente “tirate” da poter causare, autonomamente, una profonda correzione.  Questo significa che i multipli attuali risultano giustificabili dalle condizioni macroeconomiche e finanziarie prevalenti e dalla presente dinamica dei profitti aziendali. L’attenzione deve quindi essere riposta sul potenziale verificarsi di shocks esogeni dovuti a fenomeni geo-politici o a repentini cambiamenti delle politiche monetarie e fiscali, che potrebbero causare sensibili scossoni sui mercati.

A parità di altre condizioni i mercati azionari europei e nordamericani potranno invece continuare a crescere nella misura in cui il ciclo economico mondiale continuerà ad essere espansivo.

Riccardo Ceretti – Head of Equities of Arca Fondi SGR

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